Il Tempo della Storia

LA CATALOGNA E I PAESI BASCHI:

viaggio all’interno dei movimenti separatisti spagnoli

di Yahia Al Mimi (5E)

 

 

La situazione esplosiva in Catalogna, che attualmente sta riscaldando l’autunno spagnolo, non può fare a meno di riportare alla memoria una magnifica esperienza che cinque studenti del Liceo Scientifico Copernico (Yahia Al Mimi 5E, Giacomo Zatti 5G, Giovanni Boriotti 5B, Andrea Gandini 5A, Marco Feroleto 5H) si sono trovati a vivere lo scorso anno dal 3 al 9 aprile 2017, vale a dire il viaggio organizzato per i vincitori dall’associazione “il Tempo della Storia”. Il concorso, aperto a tutti gli studenti di classi quarte e quinte superiori dell’intera Provincia, vanta una tradizione pluridecennale nell’organizzare viaggi per ripercorrere i luoghi che hanno segnato la storia novecentesca. I partecipanti, dopo aver seguito delle lezioni, sono tenuti ad affrontare una prova scritta e poi un successivo orale. Al termine di tutto ciò viene stilata una graduatoria che porta a stabilire un numero di vincitori che oscilla tra la trentina e la quarantina. Condizione diversa è invece riservata agli ex vincitori delle scorse edizioni, che possono partecipare al viaggio a spese loro. La tematica dello scorso anno è stata dunque incentrata su un arco temporale contenente la Guerra Civile Spagnola. Contrariamente ai pronostici, i vincitori dello scorso anno sono stati solo studenti di quarta, che rispetto ai futuri maturandi partono sempre svantaggiati per via dei programmi trattati durante il concorso.

 

 

Il 3 aprile i vincitori del Copernico e delle altre scuole si sono trovati alle ore 7.00 in Piazza Italia, pronti a salire sul pullman in partenza per la Francia. La sera ha visto il nostro arrivo a Perpignan dove insieme ad ex vincitori, tutor, accompagnatori e senatori abbiamo avuto l’occasione di riposarci al termine della nostra prima giornata. Il giorno successivo ha visto la nostra partenza per Port-Bou, luogo frequentato dal filosofo tedesco Benjamin Walter. Il paesaggio affascinante di questo piccolo paesino, primo centro urbano spagnolo dopo il confine francese, vede la presenza di uno straordinario memoriale creato dall’artista Dani Karavan nei primi anni Novanta.

 

 

Dal 5 al 7 aprile vi sono state le tre tappe fondamentali, che possono essere connesse alla stretta attualità: Barcellona, Bilbao e Guernica. Barcellona è apparsa una città molto coinvolgente, decisamente ostile al franchismo, avvolta da un sentimento antifascista particolarmente radicato. Durante l’incontro alla Generalitat si vedevano vigili pattuglie di Mossos d’Esquadra, i corpi di polizia regionale, gli stessi oggi impegnati in un logorante braccio di ferro con la Guardia Civil e le forze di sicurezza nazionali. Durante tale periodo, la voglia di indipendenza non pareva certo alle vette ora raggiunte, ma è evidente come si trattasse comunque di un popolo che amava in maniera profonda la propria lingua e la propria cultura. La nostra eccentrica guida barcellonese ci ha condotto in alcuni dei luoghi salienti della rivoluzione del 1936. Gli sguardi di bambini e anziani erano carichi di gioia a vedere sventolare alcuni di noi vincitori la bandiera catalana, a sottolineare quasi il sentimento di coesione di uno dei due popoli che ha lottato fino alla fine contro il falangismo di Franco.

 

 

L’altro popolo dotato di notevoli peculiarità è quello basco. Dal pullman iniziavano ad apparire le prime scritte bilingue in castigliano e in euskera. Il paesaggio di Bilbao sembrava fondere il naturale con l’artificiale. È stato molto affascinante venire a sapere che il gruppo terroristico separatista ETA aveva deciso di consegnare le armi proprio in quel momento, così che noi ci trovavamo nel bel mezzo di una svolta. I Baschi presentano sicuramente meno analogie con gli spagnoli rispetto ai Catalani. La loro terra (Euskadi, lett. “Terra Dei Baschi”) è incastonata tra la Spagna settentrionale e il Nord della Francia. Il basco è sopravvissuto per secoli nonostante non appartenesse al ceppo delle lingue indoeuropee. Questo popolo ha subito pesanti accuse da parte dei franchisti, i quali si sentivano traditi da una popolazione profondamente cattolica, che, difatti, è finita per allearsi con i marxisti per difendere la propria autonomia. Ciò mostra come gli oppositori al falangismo appartenevano ad una gamma variegata di gruppi e movimenti: si spaziava dagli anarco-sindacalisti del F.A.I. ai sostenitori del sistema liberal-capitalista. La vittoria di Francisco Franco contro i Repubblicani, avvenuta anche grazie all’aiuto dei bombardamenti italiani e tedeschi, ha costretto molti oppositori all’esilio in territorio francese. ETA è giunta a vendicarsi della repressione del Caudillo nei confronti dei Baschi, attraverso l’assassinio di Luis Carrero Blanco.

 

 

Con la visita al “Museo della Pace” ogni visitatore veniva sensibilizzato di fronte a una città che è simbolo di uno dei bombardamenti più cruenti della storia. L’ultima tappa, a cavallo tra l’8 e il 9 aprile è stata Marsiglia: dopo dibattiti, riflessioni, emozioni e risate era il momento della cena d’arrivederci. E così lentamente svaniva un’esperienza talmente indimenticabile che sento ancora oggi di aver lasciato una parte di me in quella terra, un luogo che negli ultimi mesi ha sofferto molto dalle Ramblas alla Generalitat. Come sempre la storia ha il supremo obiettivo di trasmettere un insegnamento e di mettere in guardia verso nuovi periodi oscuri. Quello che sta succedendo oggi a Barcellona è stato interpretato nei modi più svariati. Chi invoca il costituzionalismo, l’europeismo o il nazionalismo, alleati così inusuali, oggi alza la propria voce per ribadire l’unità del Regno sotto la corona borbonica. I limiti della sovranità popolare sono oggetto di interessanti controversie dove le posizioni si fanno sempre più ambigue e sfumate.

 

 

Tornando al “Tempo della Storia”, mi chiedevo come mai tanti ex vincitori fossero rimasti così affezionati a questo progetto, per quale motivo avevano continuato a seguire le orme del prof. Antonio Sacchi e di tutti coloro che hanno sempre avuto a cuore l’iniziativa. La verità è che l’unicità del progetto è tale da distanziarsi dal modello classico di gita scolastica e di gita turistica. Ma mi sembrerebbe, a questo punto, forse riduttivo parlare di viaggio culturale. A trovare un idoneo sostantivo potrei dire che si tratta di un’immersione nella storia, un naufragio tra presente, passato e futuro.